Todd Schorr painting

Disney, Dalì e il “Destino” dell’amore

Se è vero che il fulcro del Surrealismo è quello di dar voce al sogno, all’inconscio e alla forza della fantasia, non sembrerà forse poi così assurdo pensare ad una collaborazione tra Salvador Dalì e Walt Disney.

Due personalità di indiscusso successo, carisma ed eccentricità, accomunati proprio da quello slancio della fantasia che tutto può: per uno i sogni sono l’apertura verso un altro mondo inconscio, per l’altro, come tutti ricordiamo fin da bambini, “i sogni son desideri” e tutto ciò ha fatto sì che questi due giganti decidessero di mettersi l’uno accanto all’altro per creare qualcosa di unico.

Il destino ha fatto sì che l’estro di due menti creative si unisse nel 1945 per dar vita ad un cortometraggio, intitolato proprio “Destino”, che parla dell’amore. E cosa c’è di più immaginifico dell’amore? Soprattutto se raccontato dalla mente e i disegni di Disney e Dalì?

Per dare una risposta a questa domanda si è dovuto attendere a lungo. A causa dei problemi economici che la Disney dovette affrontare nel periodo della Seconda guerra mondiale, infatti, tutto il progetto è rimasto chiuso in un cassetto, aspettando di poter vedere la luce. Sono trascorsi più di 50 anni da qual momento, ma nel 1999 il nipote di Walt Disney, Roy Edward Disney, nel corso dei lavori per la produzione di Fantasia 2000, decise di rispolverare quella vecchia idea e di darle vita.

Anche questo episodio di sei minuti racconta una storia attraverso la musica: la vicenda si dipana seguendo le note di una ballata di Armando Dominguez su testi di Ray Gilbert e cantata dalla cantante Dora Luz. Dalì scrisse le sue idee, bilanciò l’animazione e il disegno, lavorando fianco a fianco con il disegnatore della Disney John Hench. Grazie ai suoi scritti e a quelli della moglie Gala, fu possibile alla fine degli anni Novanta creare un team che portasse, quella che fino ad allora era soltanto un’idea su uno storyboard, a prendere vita. I disegni di Dalì poterono finalmente diventare animati.

Attraverso i movimenti sinuosi di una ballerina, seguendo le linee dei suoi capelli mossi al vento e dai passi di danza, viene narrata con romanticismo e con quella vena surreale propria del pittore, una storia d’amore, o forse la storia dell’amore. Seguendo la fanciulla nel suo tentativo di inseguire l’amore della sua vita, il Tempo, si attraversano con lei quegli spazi onirici così caratteristici della pittura di Dalì. In deserti popolati di strane creature, lunghe ombre inquietanti, personaggi particolari, orologi molli, forme che continuano a mutare (portando delle formichine a diventare ciclisti) tra continui incantesimi, i due amanti si rincorrono, cercando di unirsi.

Ma quell’inquietudine propria dell’opera del pittore surrealista si può ritrovare anche qui: continui ostacoli cercano di dividere i due protagonisti, in un susseguirsi di trasformazioni fantastiche, simboli della distanza che può allontanare due persone.

La storia non è di facile comprensione, ma forse proprio come non lo sono la vita e l’amore. Quel che è certo è che guardandolo ci si sente trasportare in un sogno, surreale e reale al tempo stesso, nel quale potersi perdere e ritrovare.

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