Il Colosseo riapre il sipario sui tesori di Palmira ricostruiti in 3D

Cultura, storia, tradizioni e arte, oltre ad essere elementi genetici imprescindibili di un popolo, dovrebbero anche essere la base di una più profonda comprensione e convivenza tra etnie.

In Medio Oriente dallo scorso anno è stato perpetrato un continuo e metodico attacco anche a questo: la guerra nulla risparmia e ha risparmiato, portando via molti tesori, patrimoni mondiali, insieme agli uomini che tanto a cuore avevano quei luoghi. Una delle distruzioni che più ha scosso l’opinione pubblica è stata quella di patrimoni dell’umanità Unesco: il Toro androcefalo dell’antica città di Nimrud, distrutto dall’Isis nel marzo 2015; l’Archivio di Ebla del 2300 avanti Cristo, riportato alla luce negli scavi del 1974 ed importante per la qualità e l’antichità dei testi cuneiformi; il soffitto del Tempio di Bel a Palmira, distrutto dall’Isis nell’agosto 2015.

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Dal 7 ottobre e fino all’11 dicembre sarà però possibile rivedere questi gioielli a Roma. Proprio così: il grande archeologo scopritore di Ebla, Paolo Matthiae e l’ex primo cittadino della capitale ed ex ministro della Cultura, Francesco Rutelli, firmeranno la mostra “Rinascere dalle distruzioni/ Ebla, Nimrud, Palmira”. Allestita nel secondo anello del Colosseo, la rassegna presenterà la ricostruzione dei tesori distrutti. Sono tre le aziende italiane che, grazie a tecnologie innovative, sono riuscite a realizzare le ricostruzioni a grandezza naturale. Un compito non semplice, considerando la grandezza degli originali: l’Archivio di Ebla misura 16 metri quadrati, la porzione di soffitto del Tempio di Bel è 4,275 metri per 2,59, il Toro di Nimrud è 480x494x85 centimetri. È stato possibile ricrearle solo grazie all’utilizzo di robot a 5 assi, macchina del polistirolo, laser scanner 3D a prototipazione rapida e scanner raffinatissimi, il tutto sotto l’attenta supervisione di un comitato scientifico, in modo da renderli il più possibile fedeli all’originale.

L’allestimento di questa mostra è stato reso possibile grazie all’aiuto economico ed organizzativo della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo presieduta dal professor Emmanuele Emanuele e dal sostegno della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma ed Electa. L’Unesco ha dato il proprio patrocinio.

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A pochi giorni dall’inaugurazione della rassegna, che si terrà il 6 ottobre, non sono mancate le polemiche. C’è infatti chi ha dichiarato che si stia pensando più alle pietre che alle persone. “Non si può pensare di occuparsi delle persone senza pensare alla loro cultura. La gente di quei luoghi viene espropriata, attraverso la distruzione di quei tesori, della propria identità. Che è anche la nostra”, ha risposto Rutelli alle critiche. Matthiae ha sottolineato anche il fatto che si tratta di “dovere etico, da parte dei Paesi che aderiscono all’Unesco, la ricostruzione delle opere distrutte o danneggiate in Siria o in Iraq”.

E proprio lì, nel cuore del Medio Oriente oggi dilaniato, si spera si possa fare il nuovo passo di questa ricostruzione.

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Photo credit: Ansa

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