Il flash mob per riportare l’empatia nel mondo attraverso uno sguardo

Empatia: sentire dentro. È la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.

Quando si parla di empatia, insomma, si parla di una profonda connessione con l’altro, di un legame emozionale tra gli esseri umani che va oltre ogni barriera. Quand’è, però, l’ultima volta che ciascuno di noi ha potuto sperimentare una sensazione simile nella propria vita? La nostra esistenza è ormai filtrata dalla tecnologia: siamo sempre con lo sguardo rivolto ad uno schermo, che sia quello del cellulare, di un computer o di un tablet. I nostri rapporti sono ormai completamente filtrati da tutto ciò.

I nostri sguardi non si incrociano più, nella frenesia di una vita che ci porta sempre più a correre e sempre meno a creare rapporti veri e propri, che non passino attraverso social network, cellulari e chat.

È proprio quello sguardo che domani, sabato 29 ottobre, in molte città del mondo, si cercherà di rialzare, per farlo incontrare con quello di chi ci circonda. Torna con la seconda edizione il World’s biggest eye contact experiment, il più grande esperimento di contatto visivo al mondo.

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L’idea è nata dal fondatore dell’associazione Liberators International, Peter Sharp, con l’intento di coinvolgere quante più persone possibili, anche non informate sull’evento, stabilendo con loro un contatto visivo. Il flash mob principale è stato organizzato lo scorso anno a Berlino, ma sono state tantissime le città in tutto il mondo ad aver aderito all’iniziativa. Così sarà anche quest’anno.

Anche Milano (potete trovare tutte le informazioni sulla pagina dell’evento) non sarà da meno: l’appuntamento è sulla Darsena a partire dalle 13 per condividere questa nuova e profonda esperienza umana. L’invito è quello di fermarsi nel mezzo della città per ritrovarsi e riconnettersi con la nostra umanità, con noi stessi. L’Eye Contact Experiment vuole spingere ognuno di noi ad entrare in connessione empatica con l’altro, per scoprire dettagli del nostro mondo interiore che abbiamo dimenticato e che non sperimentiamo mai. Guardare un’altra persona negli occhi aiuta a scoprire qualcosa di più su chi ci circonda, ma anche molto di quello che c’è in noi. Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, un pezzetto dell’interiorità di chi ci troviamo di fronte riaffiorerà e in essa potremo vedere specchiata anche un pezzo della nostra.

Ogni partecipante potrà decidere con chi instaurare la propria connessione. È tutta una questione di anima, pelle e cuore. Potrà durare un minuto, o meno se non ci si sente a proprio agio. Così come andare avanti per l’intero pomeriggio. L’importante è provare, scandagliare le proprie profondità cercando di metterle in relazione con quelle di chi ci si trova di fronte, nel silenzio di uno sguardo, che però potrebbe raccontare molto più di quanto possano fare le parole.

Perché se è vero, come diceva William James, che “siamo come isole nel  mare, separati in superficie, connessi nel profondo”, forse è arrivato il momento di tornare a quel profondo. In un periodo in cui si ha sempre più paura di ciò che non si conosce, in cui il rifiuto dell’altro e del diverso è sempre più all’ordine del giorno, forse solo tornare a quelle profondità, vivendo nuovamente con empatia, potrà salvarci e farci vivere un mondo migliore.

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