photo credit AFP-JIJI

La realtà virtuale porta indietro nel tempo gli inquirenti per condannare le SS

Uno degli alibi più spesso utilizzati dai guardiani delle SS è sempre stato quello di non essere a conoscenza di cosa effettivamente avvenisse all’interno dei campi di concentramento.

La tecnologia, però, è accorsa in aiuto degli inquirenti, fornendo un vero e proprio nuovo sguardo su quegli eventi e dando loro la possibilità di sapere esattamente che cosa gli uomini all’interno di quelle mura e di quel filo spinato potessero o meno vedere.

Già nel 2014 era stato infatti sviluppato un primo modello 3D della struttura di Auschwitz, attraverso la quale, con l’utilizzo di un casco per la realtà aumentata, i pubblici ministeri avevano potuto immergersi nel campo e vedere con i propri occhi ciò che il guardiano delle SS Johann Breyer avesse sotto gli occhi ogni giorno. Il soldato, che da sempre si era voluto scagionare dall’accusa di complicità nell’uccisione di 216mila ebrei, aveva sempre negato un suo coinvolgimento e di sapere cosa stesse realmente succedendo nel campo. Quell’immersione nella realtà virtuale lo smentì, tant’è che venne richiesta la sua estradizione, poco prima della sua morte.

Il programma di realtà virtuale è stato messo a punto dallo sviluppatore Ralf Breker e permette di intraprendere un viaggio all’interno del lager polacco per poter processare gli ultimi criminali nazisti rimasti in libertà.

Quest’anno ne è stata utilizzata una versione ancora più avanzata all’interno di un procedimento penale nei confronti del 94enne tedesco Reinhold Hanning, anch’egli ex guardiano delle SS. A giugno il tribunale di Detmold, nella Germania del nord, lo ha condannato a 5 anni di reclusione per aver permesso lo sterminio di 170mila persone. Il punto centrale della questione è stato spiegato chiaramente ad Agence France Presse dal responsabile federale dei crimini di guerra Jens Rommel, che ha detto: “La questione è questa: i sospetti erano in grado di sapere se gli internati venivano portati nella camera a gas o fucilati? questa riproduzione aiuta gli investigatori a rispondere alla domanda”. Attraverso il casco, infatti, gli inquirenti possono vedere chiaramente quello che potevano vedere gli imputati, stabilendo senza possibilità d’errore se la loro visuale fosse sgombra o meno. La riproduzione del campo è infatti una delle più accurate mai esistite, essendo stata creata sulla base di centinaia di fotografie dell’epoca e del materiale proveniente dall’ufficio dei sopravvissuti di Varsavia.

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