Come produrre acqua rubando pezzi di cielo

Questa è la storia di un uomo che racchiude in sé una di quelle che credo siano le maggiori virtù per un essere umano, ossia il saper fare di necessità virtù. Lo so, è un detto trito e ritrito, ma che traduce quella inestimabile capacità di saper cogliere anche nelle difficoltà, forse soprattutto in quei momenti, la spinta per trasformare una condizione avversa in qualcosa di buono, grazie al proprio ingegno.

Palcoscenico di questa avventura è la città di Lima, in Perù. Una metropoli che ha bisogno di essere “dissetata”. Nonostante sia la seconda città al mondo, dopo Il Cairo, ad essere stata costruita in un deserto nel quale l’umidità è all’88%, infatti, oltre due milioni dei suoi abitanti non hanno accesso all’acqua pubblica, ma devono affidarsi a camion cisterna, che rappresentano una spesa davvero onerosa e insostenibile.

Su tutte le montagne intorno alla città, una fetta della popolazione ha sempre dovuto fare i conti con grandi difficoltà, legate alla carenza d’acqua, per poter irrigare i propri campi. Anche i coltivatori erano costretti ad andare in città per rifornirsi di oro blu, che veniva pagato come merce rara e poi trasportato su per le montagne.

Di certo non una vita semplice, se si pensa all’importanza che l’acqua ha nelle nostre esistenze. Probabilmente ci riesce perfino difficile anche solo immaginare una giornata senza avere a disposizione acqua corrente.

A risolvere, almeno in parte, questa situazione, l’ingegno di Abel Cruz Gutierrez, che è riuscito a fare di deserto, siccità e nebbia una risorsa, grazie agli Atrapanieblas, letteralmente i cattura nuvole. “Rubiamo un pezzetto di cielo per ricavarne acqua” ha dichiarato Gutierrez. Alla base del sistema, infatti, c’è la “produzione” di acqua dalla nebbia.

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Tutto è molto semplice: sulle colline intorno Lima sono state posizionate grandi reti metalliche, che sono in grado di sfruttare la condensa che si forma a causa della nebbia, trasformandola in acqua utile per lavarsi, irrigare i campi e fare il bucato. Gli Atrapanieblas erano un vecchio progetto dell’università di Lima, che Gutierrez, tramite l’associazione da lui fondata e diretta “Peruanos sin agua” e due studenti di ingegneria tedeschi, ha riportato alla luce e perfezionato, iniziando l’installazione delle strutture già nel 2005.

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Le enormi reti, oltre ad agevolare i coltivatori, danno un enorme aiuto ai milioni di persone che vivono in zone precarie, aride, magari irraggiungibili per alcuni periodi dell’anno. In tutte queste aree, infatti, non esiste rete fognaria efficiente e il rischio di contrarre gravi malattie è quindi molto elevato. La possibilità di poter avere acqua corrente ogni giorno anche all’interno di baraccopoli può perciò essere considerato una sorta di salvavita.

Da aprile a dicembre oltre 500 mila persone si trovano completamente immerse nella neblina, come viene chiamata dai peruviani, ed è proprio dalle loro aree che Gutierrez ha iniziato a testare il suo progetto. Negli ultimi 10 anni ha già installato 120 Atrapanieblas, dando un reale e concreto aiuto a 600 famiglie.

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Intrappolando nella rete metallica la condensa creata dalla nebbia, che viene poi raccolta, ognuna delle strutture riesce a garantire 1.100 litri di acqua ogni tre giorni, determinando anche un imponente risparmio per ogni famiglia, che si trova a dover acquistare ora solo l’acqua da bere. La nebbia, che poteva sembrare solo un ulteriore svantaggio in un luogo già difficile da abitare, si è quindi trasformata in un’immensa risorsa, in un nuovo punto di partenza per tantissime persone.

In Perù “una nube es una promesa”.

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