L’antropologo che studia il sorriso dei pagliacci

Chi di noi non sogna un mondo felice, lontano dallo stress e dalle tensioni che popolano inesorabilmente le nostre giornate metropolitane, un mondo allegro, dove il tempo viene riempito da fragorose risate giornaliere?

L’antropologo ventottenne Enrico Nivolo, giramondo di Asti con una laurea in Antropologia culturale, studia l’importanza del sorriso analizzando e studiando i pagliacci, figure che da sempre sono un ponte vivente tra mondo fiabesco e divertito dei ricordi infantili e le sensazioni di buffo straniamento dalla realtà. Il clown è il protagonista indiscusso del mondo magico e multicolore del circo o animatore della grigia routine nelle strade metropolitane, in cui spesso danno spettacolo per far sorridere grandi e piccini.

Photo Credit: La Stampa

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Non è forse vero che il sorriso ci rende tutti migliori? Sorridendo torniamo alle origini, la risata è primordiale, spinge il corpo a smorfie e contrazioni provocando in chi ci è vicino in quel momento un contagio istintivo, che diviene iniezione di gioia spregiudicata.

È risaputo, inoltre, che sorridere può aiutare a ridurre il livello degli ormoni dello stress come il cortisolo, l’adrenalina e la dopamina, ad aumentare il livello degli ormoni che regolano l’umore come l’endorfina e a ridurre complessivamente la pressione sanguigna.

Il dotto sognatore studia come ricercatore i pagliacci e ci spiega che c’è una nuova generazione di artisti della risata lucidi e risoluti, che si incontrano per la strada, a teatro, al cinema, nei mondi lontani. Mondi in cui la risata diventa un contagioso strumento di sopravvivenza che, come ha spiegato Nivolo appena tornato dall’India nel suo libro “Antropologia dei clown”, “Non riempie lo stomaco ma aiuta”.

Il ricercatore si è avvicinato al mondo dei clown attraverso il cinema: i suoi punti di riferimento sono Charlie Chaplin, Buster Keaton, Totò, ma spiega che un grande stimolo è arrivato anche da un incontro casuale nell’astigiano. A pochi chilometri da casa sua, infatti, ha scoperto la scuola di circo “Chapitombolo” e ha così compreso cosa sia davvero la poesia nel circo. L’autore ha iniziato in questo modo la sua avventura: decidendo di fare della sua passione un lavoro.

Dopo un viaggio in India, racconta che nella regione del Tamil Nadu i clown, i Kattiyakkaran come sono chiamati lì, si esibiscono all’aperto nei villaggi di campagna vestiti di arancione e giallo, non hanno il naso rosso, ma un bastone in mano, com’erano un tempo i giullari medievali, e i loro spettacoli durano tutta la notte. In India fanno la colletta quando si celebrano particolari rituali, come la perforazione delle orecchie, perché un pagliaccio entri in scena e si prenda gioco del pubblico. Il clown russo, invece, come il grande Slava Polunin, ha un’espressività diversa, spiega lo studioso, come se recitasse in una bolla di sapone.

slava

Anche nella tesi Nivolo ha parlato di clown: è stato in Svizzera, nella scuola del grande Dimitri, vincitore di due Swiss Award nel 2009 per la cultura, nel 2013 per la carriera, dove ha assistito ad ogni genere di lezione sull’utilizzo del corpo in maniera comica, dal trucco alla risata.

Enrico analizza poi due tipi di pagliacci, il clown bianco più autoritario e vestito di lustrini dall’aspetto simile a Pierrot e l’Augusto dal naso rosso con i pantaloni strappati e più ribelle, spiegandoci che, oltre la maschera, quel che si porta in scena sono le debolezze e i fallimenti, che rendendoci umani spesso fanno ridere. Come emerso da una ricerca scientifica, infatti, secondo quanto riportato dalla rivista “Social Cognitive & Affective Neuroscience”, un sorriso stampato sul volto riesce a cambiare le sensazioni di un soggetto, influenzando in positivo il modo in cui vede il mondo.

A simili conclusioni era già arrivato, nel XIX secolo, il famoso psicologo americano William James, secondo il quale “le nostre espressioni facciali oppure i movimenti del nostro corpo non sono una conseguenza delle nostre emozioni, ma la causa”. Potere al sorriso, quindi, ed anche a chi si prodiga per donarcene uno, oltre tutto e oltre tutti.

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