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Cyberspionaggio, mistero all’italiana

Un bel caso che sa di mistero l’indagine di cyberspionaggio conclusa da parte degli agenti di polizia di Roma. Degna di una puntata di Lucarelli, questa storia all’italiana sarà oggetto di enigmi e segreti che difficilmente saranno resi noti all’opinione pubblica, tanto più quando i protagonisti sono personaggi illustri della politica e finanza mondiale.

La Polizia postale è riuscita a smantellare una centrale che da anni raccoglie notizie e dati sensibili di banchieri, manager, politici, economisti. Residenti a Londra ma domiciliati nella Capitale, la coppia sotto arresto di fratello e sorella è molto conosciuta negli ambienti massoni e dell’alta finanza.

Matteo Renzi, ma anche Mario Draghi, l’ex premier Mario Monti, il comandante generale della Guardia di finanza Saverio Capolupo, e il banchiere Fabrizio Saccomanni: sono solo alcuni dei nomi che venivano intercettati illegalmente da Giulio Occhionero, ingegnere nucleare di 45 anni e dalla sorella Francesca Maria, di 49, arrestati lunedì 9 gennaio 2017 dalla Polizia postale, nell’ambito dell’inchiesta ‘Eye Pyramid‘; ha consentito di “individuare una centrale di cyberspionaggio” e ha portato a individuare un database con oltre 18 mila username di cui 1.793 corredati da password e catalogati in 122 categorie, denominate «Nick», che indicano la tipologia di target (politica, economia, etc…) oppure le iniziali di nomi e cognomi.

occhionero fratelli

“In molti casi i sistemi informatici aggrediti sono certamente di interesse militare o relativi all’ordine e sicurezza pubblica o, comunque, di interesse pubblico” sottolinea il gip. Per il giudice gli Occhionero “al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza, o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici”.

I fratelli facevano dossier su politici, manager, banchieri o economisti di livello nazionale e mondiale e avevano creato, secondo gli inquirenti, una centrale di cyperspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori. Nella lista degli spiati ci sono anche i nomi di Piero Fassino, Daniele Capezzone, Ignazio La Russa e Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Walter Ferrara, Paolo Bonaiuti, Michela Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Fortunato, Mario Canzio, il cardinale Gianfranco Ravasi, Poalo Poletti della Gdf.

I reati di cui sono accusati i due fratelli sono: procacciamento di notizie concernenti la sicurezza di Stato, accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni informatiche. “Tale ulteriore pericolo – ricorda il Gip – appare estremamente grave quando i servizi resi dal sistema informatico violato pertengono alla sicurezza nazionale. Basti pensare al primo atto scoperto, grazie al quale si è potuti risalire alle condotte illecite descritte: il tentativo di hackeraggio del sistema informatico dell’Enav, contenente informazioni e dati relativi alla sicurezza pubblica nel settore dell’aviazione civile”.

Gli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico Cnaipic del Servizio polizia postale e delle comunicazioni hanno scoperto il metodo di azione dei due fratelli: tramite la diffusione del malware EyePyramid, la coppia di fratelli è riuscita per anni ad acquisire dalle numerosissime notizie riservate, dati sensibili, informazioni, tutto custodito su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dalla polizia in collaborazione con la Cyber Division dell’Fbi Usa.

Photo credit: Ansa -  Massimo Percossi

Photo credit: Ansa – Massimo Percossi

L’indagine è stata avviata dopo che al Cnaipic è stato segnalato l’arrivo di una mail che conteneva il malware. L’indagine ha permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società “a scatole cinesi” nazionali e straniere, usate come paravento per l’acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all’estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all’estero degli indagati, che sono titolari di diverse attività fuori confine, ha fatto scattare l’arresto. Tra gli osservati c’erano gli appartenenti a una loggia massonica, archiviati sotto la sigla Bros (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all’estero. Con la sigla PoBu (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici.

Resta da capire le reali intenzioni degli Occhionero, le motivazioni reali di tali pratiche e soprattutto per conto di chi o a cosa aderivano. Di sicuro questa intrigante storia, asserendo illustri personaggi, non porterà nulla di rassicurante.

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