Il Davis Museum elimina le opere d’arte di immigrati

Abbiamo sentito tutti parlare nell’ultimo periodo delle disposizioni anti-immigrazione decise dal neo-Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il coro di voci che si è sollevato contro questa decisione si è sentito chiaro e forte un po’ in tutto il mondo. Le ripercussioni sono state tantissime, tra famiglie separate e divise perché bloccate negli aeroporti e uomini che non riescono a fare ritorno alle proprie case, nonostante vivano negli Usa da decenni. 

Sono stati numerosi anche i personaggi famosi a schierarsi contro il nuovo Presidente. Come non pensare ai ripetuti discorsi della divina (o “sopravvalutata?) Meryl Streep, ad esempio?

Ma nell’ultima settimana, accanto alla settima arte, anche il Davis Museum del Wellesley College, in Massachusetts, ha deciso di far sentire il proprio disappunto nei confronti del “Trump ban” e l’ha fatto in un modo che può sembrare possa passare in sordina, ma che in realtà è di grande impatto.

Il museo ha lanciato infatti l’iniziativa “Art-less”, letteralmente “senza arte”, eliminando dalle esposizioni, negli ultimi sette giorni, tutte le opere d’arte create o donate da stranieri o immigrati.

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Com’è facile immaginare, molte delle sale si sono “svuotate”. Le opere in questione sono state rimosse, oppure coperte con teli neri. In ogni caso tutto è stato indicato con alcuni cartellini che riportavano la scritta “creata da un immigrato” oppure “donata da un immigrato”. Il risultato lascia senza parole: il museo è semivuoto.

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La protesta durerà fino ad oggi, lunedì 20 febbraio, quando negli Stati Uniti si festeggia il President’s Day. Giornata non scelta a caso, evidentemente.

A tal proposito acquisisce ancora più importanza questa decisione, se si pensa che tra le opere che sono state rimosse c’è anche un ritratto di George Washington, che non solo era stato dipinto da Adolf Ulrik Wertmuller, un immigrato giunto negli States negli anni Settanta, ma è stato anche donato al museo da una famiglia di immigrati.

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“Lo abbiamo fatto per dimostrare simbolicamente a cosa assomiglierebbe il Davis Museum senza il loro contributo alla nostra collezione, e quindi onorare i loro inestimabili doni” ha spiegato la direzione del museo.

Guardando le immagini di queste sale vuote, spogliate di gran parte del “capitale umano, culturale ed artistico” del Paese, si dovrebbe davvero riflettere.

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