La telemedicina per sconfiggere il problema della mortalità materno-infantile

Oramai sapete quanto mi appassioni raccontare le possibilità e le novità che la tecnologia ci regala ogni giorno, ma ancor di più mi appassiona constatare come questa si evolva e si adatti alle situazioni più complesse e difficoltose, mutando in modo positivo la loro risoluzione.

Oggi vi parlo del progetto contro la mortalità materna-infantile del dottor Cesare Beghi, cardiochirurgo, direttore dell’unità complessa di Cardiochirurgia all’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese e direttore della Scuola di Specializzazione aggregata di Cardiochirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria, il quale si interessa di nuove tecnologie e nuovi materiali applicati in Cardiochirurgia e Medicina in generale, svolgendo anche attività di cooperazione internazionale in ambito medico-sanitario.

università insubria

Il dottor Benghi ha dato vita al progetto grazie alla richiesta dell’amico alpinista Hans Kammerlander, che ha scalato con Messner gli ottomila metri della catena Nepalese, e ha cominciato così ad affrontare il problema della mortalità materno-infantile in Nepal, dove rimane una vera piaga sociale.

Successivamente ha chiesto ai suoi collaboratori di trovare una valida soluzione per affrontare questo problema. L’idea iniziale del dottore pluri titolato è stata quella di iniziare con un progetto pilota in una determinata area nepalese, verificarne successivamente i risultati e diffondere progressivamente il progetto in altre aree del territorio. Il Nepal è infatti il paese più povero dell’Asia meridionale e si posiziona al dodicesimo posto tra quelli più poveri del mondo.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, l’accesso a un’assistenza materna e neonatale di qualità in Nepal era scarso anche prima dei due terremoti verificatisi nel 2015.

L’obiettivo del progetto, in linea con il 5°Obiettivo di Sviluppo del Millennio secondo il centro Regionale delle Nazioni Unite (Unric), è quello di contribuire al miglioramento della salute materno infantile e all’abbattimento del tasso di mortalità materna al parto. Il progetto si sviluppa mediante una formazione dello staff sanitario locale al fine di renderlo dinamico, motivato, interattivo e capace di depistare precocemente le patologie che possono influenzare il regolare decorso delle gravidanze future.

Il secondo passo sarà quello di realizzare un programma di controllo della gravidanza per riuscire a individuare le patologie insorgenti durante la gravidanza, effettuando l’esame diagnostico a domicilio.

È in questo frangente che entra in azione la telemedicina, con l’impiego di sistemi diagnostici di ultima generazione a costi contenuti, ma estremamente efficaci in queste situazioni estreme, come l’O.T.E. Wireless Probe, una sonda ecografica portatile wireless adatta ad essere trasportata senza ingombri dal personale medico in visita anche in scenari esterni di emergenza.

ecografo palmare

Le sonde sono autoalimentate e trasmettono immagini e dati direttamente su dispositivi portatili quali smartphone e tablet. Vengono impiegati successivamente l’Ultra Sound Cardiac Output Monitor (USCOM) per il monitoraggio della emodinamica/funzionalità cardiovascolare materna (strumento portatile), un rilevatore di battito cardiaco fetale portatile, un cardiotocografo (da installare nel centro ospedaliero, con risultati trasmissibili a distanza con screenshot/fotografia) e un ecografo con ecocolor-Doppler e setting per ecocardiografia materno-fetale (da installare nel centro ospedaliero) con connettività per trasmissione dati su device portatili (smartphone, tablet etc..).

uscom cardiac

Al fine della buona riuscita del progetto è necessario inoltre implementare un sistema informatizzato al fine di poter seguire e monitorare il sistema di referenza e di contro referenza, tra le strutture di primo e secondo livello. Un progetto analogo è in discussione con il Ministero degli Esteri anche per la Bolivia. Con il Nepal invece i contatti sono in corso con associazioni Ong.

bolivia

Photo credit: Aubrey Wade

Ci auguriamo tutti che questo fiore all’occhiello dei progetti medici italiani possa diventare un modello adattivo e perseguibile anche da altri paesi sottosviluppati in modo da sostenere e aiutare in modo concreto mamme e bambini di tutte quelle zone di emergenza e povertà dove oggi le popolazioni sono spesso abbandonate a loro stesse e in balia degli eventi avversi, facendo così rinascere una concreta speranza per la natalità e il sostegno alle popolazioni più deboli.

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