Facebook per i suicidi

Mark Zuckerberg scrive in un post: “ Il suicidio è la seconda causa di morte per i ragazzi tra i 15 e i 29 anni d’età. Prevenire il suicidio è complicato, ma gli esperti dicono che uno dei modi migliori per aiutare chi è in pericolo è far sentire loro che ci son persone che tengono a loro”

Perché il fondatore di Facebook affronta un argomento tanto delicato quanto quello del suicidio?

Da qualche tempo, aziende come Google e Apple stanno investendo in tecnologie, che mirano, per quanto loro possibile, alla prevenzione dei suicidi. Tra queste aziende, c’è anche Facebook, che sta cercando di adottare novità sempre migliori, in questo ambito.

Sicuramente, la tematica della prevenzione dei suicidi, potrà sembrare, a molti, completamente staccata dalla questione Social Network. Verrebbe da chiedersi, in che modo una piattaforma virtuale possa intervenire in un problema così reale. Il punto è che, i social, ormai, in un modo o nell’altro, sono entrati a far parte della vita di tutti. Ed è sempre più diffusa, tra i social addict, soprattutto i giovanissimi, la tendenza a manifestare esplicitamente anche il sentimento più negativo, tra un post e l’altro.

Facebook ha deciso di sfruttare proprio questa “usanza”, per aiutare chi è in difficoltà. Per esempio, ha aggiunto una nuova opzione di segnalazione dei post degli amici, che in qualche modo fanno pensare a un potenziale rischio.

Quando si arriva alla domanda: “cosa c’è che non va in questo contenuto?”, si può indicare una nuova causale: “E’ minaccioso, violento o fa riferimento al suicidio”.

Quindi, all’utente segnalatore viene proposto di contattare l’autore del post oppure richiedere, alla piattaforma stessa, di fornirgli assistenza. La persona ritenuta a rischio riceverà un messaggio che dice: “Qualcuno che ha visto il tuo post pensa che tu stia attraversando un periodo difficile. Se ti serve aiuto, noi siamo qui”.

fb

Oltre che ai post, però, si è lavorato, in modo più importante, sui live. In questo caso, scende in campo l’intelligenza artificiale a cui spetta il compito di riconoscere video sospetti, in cui le persone mostrano segnali d’allarme.

Si vuole offrire un metodo veloce per contattare direttamente una “helpline”, parlare con qualcuno e ricevere consigli.

Chiaramente, queste funzioni sono elaborate in collaborazione con associazioni per la prevenzione dei suicidi e le segnalazioni sono esaminate tempestivamente da squadre specializzate. Si tratta pur sempre, però, di sistemi che da soli non funzionano; quindi, in un mondo in cui siamo sempre connessi con gli altri, ma solo virtualmente, siamo chiamati a prestare ancora più attenzione alle sofferenze reali di ciascuno.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *