Photo Credit: Optune

Un casco per contrastare il tumore al cervello

La ricerca e la tecnologia applicate nella medicina non si fermano mai. Fortunatamente, progredendo senza sosta, già molti passi avanti sono stati fatti e molti ancora se ne faranno in futuro.

Negli ultimi giorni molto si è parlato, soprattutto oltreoceano, di una nuova tecnica per aumentare l’aspettativa di vita nei pazienti affetti di glioblastoma, un tumore al cervello particolarmente aggressivo. La nuova terapia, del tutto rivoluzionaria, consiste in un caschetto che il paziente deve indossare in testa sempre, tranne nella fase del sonno. Questo speciale casco rilascia campi elettrici a bassa intensità nel cervello che “distruggono l’apparato mitotico, una struttura fondamentale per i processi di divisione cellulare, portando le cellule stesse a morte quando provano a dividersi”, ha spiegato il neurochirurgo della Harvard Medical School Antonio Chiocca.

Purtroppo questa nuova terapia non può portare alla regressione della malattia ed alla sua scomparsa, ma comporta un aumento dell’aspettativa di vita.

In prima fila in questo nuovo importante balzo avanti nella medicina antitumorale c’è la Novocure con il suo Optune.

casco contro tumore

Lo studio è stato presentato all’American Association for Cancer Research ed è stato condotto su 695 pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi. Di questi 466 hanno ricevuto il trattamento Optune abbinato a chemioterapia, gli altri 229 invece sono stati trattati solo con la chemioterapia. I risultati hanno chiarito una serie di punti: prima di tutto che l’uso del casco aumenta la sopravvivenza globale mediana di 5 mesi, passando da 16 a 21, rispetto al solo utilizzo della chemioterapia.

Questi sono solo gli ultimi dati sulla potenziale efficacia del trattamento, almeno in ordine di tempo. Si tratta infatti di un trattamento da non ritenersi sperimentale: è già stato approvato come terapia per il glioblastoma negli Usa, in Giappone ed indicazioni sono presenti anche in Europa.

Optune, quindi, sembra fornire risultati molto incoraggianti per il contrasto di quello che è considerato il più difficile tumore da trattare.

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