Il Nautilus, lo spumante invecchiato due anni sul fondo del lago d’Iseo

Ci sono prodotti speciali dell’eno-gastronomia italiana sconosciuti ai più che sono veri e propri tesori nascosti da scoprire, tesori sommersi sul fondale acquatico, proprio come quelli ricercati dai pirati. C’è un vino spumante che emerge dai fondali del lago d’Iseo e, come tutte le cose magiche, prende il nome dal sottomarino immaginario del romanzo di Jules Verne “Venticinque leghe sotto ai mari”: il suo nome è infatti “Nautilus Crustorico” ed è il primo vino spumante affinato sui fondali del Lago d’Iseo.

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Sul sito dell’azienda Agricola della Valcamonica, il tenace vignaiolo Alex Belingheri spiega che l’idea è nata per necessità poiché, pur non possedendo una cantina adatta all’invecchiamento di uno spumante, ha deciso caparbiamente come un vero sognatore di produrre un Metodo Classico, prodotto con Uve Rosse autoctone (Ciass Negher) provenienti da ceppi storici, che hanno fino ad un secolo di vita. Niente Cuvée, solo vendemmia di un anno, trenta mesi sui lieviti, ma affinando il vino in una “cantina” a cielo aperto, calma e silenziosa, per ventiquattro mesi, a quaranta metri di profondità nelle acque del Lago d’Iseo antistanti Monte Isola.

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Alex Belingheri ha la più grande cantina d’Italia con 1.550 bottiglie in fondo al lago perfetta per la fermentazione del metodo classico, con oltre 65 km quadrati a sua disposizione, nel lago d’Iseo. Sono diversi i vantaggi di questa vinificazione ‘ecologica’, come spiegato dallo stesso Belingheri: la temperatura che resta costante a 5 gradi, così come la pressione resta fissa a 4 bar, le profondità del lago che preservano il vino dalla luce e dall’influenza delle fasi lunari e le correnti che accarezzano le bottiglie, svolgono un naturale battonage (il mescolamento delle fecce, depositatesi nel fondo del vino, per riportarle in sospensione, come un balletto perfetto). Inoltre le casse hanno un certo agio, permettendo così al vetro di galleggiare.

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Il 21 giugno scorso si è tenuta la cerimonia di ‘ripescaggio’ delle bottiglie e la messa a riposo dell’annata 2013. Il recupero delle casse, è la manovra più delicata (e costosa) in quanto impegna circa una ventina di persone, tra sommozzatori e manovratori della chiatta. Un’operazione resa possibile grazie soprattutto alla collaborazione con il Gruppo sub Monte Isola della Protezione civile che supporta il progetto.

Ora non ci resta che donare o regalarsi uno spumante all’altezza di un’occasione speciale e sorseggiare finalmente questo speciale nettare degli dei, cullato negli abissi delle acque del lago d’Iseo e portato sulle nostre tavole da un viticoltore impavido.

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