ADULTING

Millennials, ecco come diventare adulti e imparare a vivere

Probabilmente mia nonna si rivolterebbe nella tomba e mi scruterebbe con l’aria del “cusa l’è?!”, eppure non so voi, ma io mi iscriverei.

Siamo la generazione dei Millennials, quella che a differenza dei 68ttini, protesta per il fatto di non avere nulla per cui protestare.

Aspiriamo a ripercorrere il sentiero dei nostri nonni, dei nostri genitori, fatta di tappe fondamentali e di valori inestimabili, ma sappiamo bene che questo stile di vita non sarà più replicabile.

Siamo la generazione di passaggio, quella cresciuta con i gettoni delle cabine telefoniche sognando un futuro di successi che, per la legge del mercato di oggi, non arriverebbero nemmeno ad un 5% di performance richiesto come stagista.

Mentre le mamme ancora ci chiamano per sapere se stiamo mantenendo una corretta routine alimentare, il nostro vicino giapponese ci sta superando. E così tutto il resto del mondo.

Se la legge non ammette ignoranza, il fuso orario non fa sconti al KPI.

Siamo macchine da lavoro (precario), con scarsissimo tempo libero. Così scarso, che le ricette di famiglia rimarranno in eterno sugli scaffali a prendere polvere, come il il ferro da stiro e quella coda di detersivi per ogni occasione. Una passata di Lysoform e via è più che accettabile.

Eppure ci insegnano che la noia è una componente fondamentale dell’esistenza: libera la mente, migliora la salute ed elargisce creatività e ingegno.

Mi fanno rabbia la pigrizia e l’esaurimento mentale che abbiamo noi giovani, su come superarlo nessuno ha molto da insegnarci.

Lo yoga, la meditazione, la mindfulness sono venuti in nostro soccorso, ma siamo sicuri non esista un “metodo occidentale” che sia più vicino alla concretezza delle nostre abitudini piuttosto che al metafisico?

Il motto “spegnete i cellulari e concentratevi sulle cose importanti” sappiamo tutti bene non essere applicabile. Due ore forse, di domenica, quella dei morti. Per il resto ogni ora non connessa è un rischio licenziamento per inefficienza o il campanello d’allarme che tu sia stata gravemente ferita, sequestrata, uccisa.

I ruoli non esistono più, i rituali non esistono più, le tappe… solo in parte.

Per fortuna dall’America qualcuno è venuto in soccorso di noi perenni adolescenti lanciati in un vortice più grande del prevedibile (e del gestibile) con un corso di adulting – neologismo nato nel 2015 dall’American Dialect Society, che significa imparare a comportarsi da persone mature – dedicato a noi nati tra il 1980 ed il 2000.

Spendendo circa 19$ per le lezioni online o 30$ per gli incontri collettivi, si imparano le nozioni delle più svariate attività: dalle regole base di economia domestica a come riparare una gomma bucata, da come superare un lutto a come interagire con i colleghi di lavoro.

«Affermare che i ragazzi sono dei “bamboccioni” incompetenti vuol dire spostare il discorso», ci spiega lo psicoterapeuta Matteo Lancini, autore del saggio Abbiamo bisogno di genitori autorevoli (edito da Mondadori).

«Il problema è che pretendiamo che i giovani diventino adulti seguendo il nostro stesso percorso, mentre non siamo in grado di farci carico della complessità attuale».

«Una volta vigeva il cosiddetto sistema della colpa, che portava i giovani a sentirsi inadeguati rispetto ai desideri degli adulti, del “padre simbolico” – continua Lancini -. Nella società del narcisismo, dell’attenzione all’individuo, quando si raggiunge l’adolescenza non c’è più un conflitto con la norma adulta, ma la delusione di non riuscire a compiere le aspettative elevate createsi nell’infanzia».

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