Confidenze in terza persona per combattere lo stress

Spesso confidandoci con i nostri amici più cari siamo in grado di placare le nostre ansie, questo perché ascoltando consigli sinceri dettati da punti di vista esterni riusciamo ad arginare i nostri timori trovando così soluzioni alternative e illuminanti.

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Una ricerca della Michigan State University e della University of Michigan pubblicata su Scientific Reports ha evidenziato che parlare con se stessi in terza persona è un ottimo metodo per calmarsi ed è più efficace della prima persona. Quando siamo particolarmente stressati e abbiamo bisogno di trovare un modo per calmarci, la scelta più comune è quella di parlare a noi stessi in prima persona, magari guardandoci allo specchio in modo positivo e propositivo, ad esempio stimolando noi stessi a comprendere che le cose non stanno andando poi così male. Questo ‘outing emotivo’ non sembrerebbe essere il più efficace in quanto per toglierci di dosso ansia e stress, dobbiamo utilizzare la terza persona.

Venere allo specchio - Peter Paul Rubens (1615) Photo Credit: #seiquadripotesseroparlare

Venere allo specchio – Peter Paul Rubens (1615) Photo Credit: #seiquadripotesseroparlare

Nel primo esperimento condotto, i ricercatori hanno chiesto ad un gruppo di persone di osservare alcune immagini neutrali e fastidiose e di parlare poi a se stessi utilizzando sia la prima sia la terza persona, il tutto mentre la loro attività cerebrale veniva controllata con l’ elettroencefalografo. Successivamente, i dati raccolti hanno evidenziato che quando i soggetti utilizzavano la terza persona riuscivano a calmarsi più rapidamente.

Nel secondo esperimento, i partecipanti hanno dovuto ricordare alcuni episodi dolorosi passati e utilizzare la prima e la terza persona per alleviare gli effetti negativi, il tutto mentre l’attività cerebrale veniva misurata con la risonanza magnetica funzionale. I dati raccolti hanno evidenziato che l’utilizzo della terza persona implica una ridotta attività del cervello e questo presuppone che agisca meglio da regolatore delle emozioni e che richieda meno sforzo cerebrale.

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In conclusione, quindi, parlare a noi stessi come se stessimo parlando di un’altra persona ci permette di trovare la calma più facilmente poiché riduciamo il coinvolgimento e riusciamo ad osservare la situazione in maniera più distaccata e razionale. L’alternativa non individualista, che fa di noi degli animali sociali, resta sempre la buona parola di un amico fidato, il quale di certo ci saprà consigliare senza remore la soluzione al nostro irrisolvibile dramma.

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