Punture di medusa addio: come curarle

Ebbene sì, i rimedi della nonna non funzionano sempre.

Sembra che l’urina e l’ammoniaca siano inutili. Le creme cortisoniche e antistaminiche in particolare, poiché non entrano in azione prima dei 30 minuti dall’applicazione, ovvero quando il veleno ha ormai già raggiunto la massima reazione.

Allora cosa fare?

Il liquido urticante delle meduse è composto da tre proteine: una con effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. Un mix velenoso termolabile, che quindi si degrada solamente ad alte temperature.

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Prima di tutto è bene asportare i filamenti residui. Si possono facilmente rimuovere con una carta di plastica rigida (tipo bancomat o carta fedeltà) o con qualunque altro oggetto a disposizione che non gratti la zona interessata.

Usate solo acqua di mare, in modo da diluire la tossina non ancora penetrata, che contrariamente all’acqua dolce, favorisce la rottura delle nematocisti (organi urticanti) rimaste sulla pelle.

A questo punto potete scegliere tra:

  1. Usare un miscuglio “home made” di olio essenziale di Tea tree e olio essenziale di lavanda (portatela sempre con voi in spiaggia, non si sa mai);
  2. Comporre una crema di acqua e bicarbonato, lasciatela agire almeno 30 secondi per alleviare il prurito;
  3. Applicare un oggetto molto caldo sulla parte lesa, se necessario anche dell’acqua bollente, e lasciare agire il calore il più possibile – il veleno si debellerà sui 40/50°;
  4. Applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio, preferibilmente concentrato al 5%. Lenisce il prurito e a blocca la diffusione delle tossine.

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Ricordatevi che non esiste una “legge” universale sul moto delle meduse. Come spiega Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento: «Le meduse si spostano verticalmente, quindi possono stare in superficie e possono scendere sul fondo. Sono animali che si muovono, e spesso vanno dove le portano le correnti. Non ci sono regole predefinite: le trovi ovunque. Perché le meduse sono parte del plancton e si spostano con la corrente. Possono nuotare ma non riescono a contrastare il moto delle correnti».

Alcune prediligono le acque calde, altre le acque fredde. Le specie sono tantissime, esistono meduse innocue come esistono quelle mortali. Quindi niente panico, l’importante è prestare attenzione ed evitare di nuotare nei mari che mostrano appositi cartelli o con esposta una bandiere viola.

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Per una massima protezione, esistono anche tute e creme antimedusa.

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Su Focus si legge che “in letteratura medica le creme dette “antimedusa” sono state formulate studiando i meccanismi di protezione utilizzati dal pesce pagliaccio [pesce che ha una sostanza repellente per le meduse, ndr]. Le creme antimedusa, attualmente in commercio, sono associate a filtri solari. Si basano, come descritto in lavori scientifici, principalmente su 4 principi:

  1. rendono scivolosa la pelle e di conseguenza difficile l’aggrapparsi dei tentacoli delle meduse;
  2. confondono il meccanismo di ricognizione della medusa;
  3. bloccano il sistema di attivazione delle cellule urticanti e
  4. combattono la pressione osmotica che si forma all’interno dei nematocisti [che sono gli organi urticanti della medusa, ndr].

È possibile avere una risposta variabile a seconda della specie di medusa, dalla corretta applicazione e dal tempo di permanenza in acqua.”

Keep calm & addio medusa.

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