Casa Sebastiano, in Trentino il centro che rende i ragazzi autistici indipendenti

Quando si parla dell’Italia il più delle volte lo si fa per lamentarsi dell’indifferenza o dell’incapacità di chi ci vive. Molto spesso si pensa che si tratti ormai di un Paese con poche prospettive e poche attenzione nei confronti dei suoi cittadini.

Ci sono però realtà che stravolgono questa prospettiva e che, sì, ci fanno tornare a credere che un Paese migliore ci sia già. Forse un po’ nascosto tra le pieghe delle lamentele e delle difficoltà, ma comunque presente, splendente ed infinitamente bello.

È questo il caso di Casa Sebastiano, un polo che si trova a Coredo, in Val di Non, e che, come spiegato all’inaugurazione dal presidente della fondazione Trentina per l’autismo Giovanni Coletti, “non è una casa ma una nuova cura della patologia dell’autismo con il compito di far uscire i soggetti autistici dalle case e trasferirli dentro istituti e associazioni che garantiranno uno stile di vita migliore”. Una sorta di casa incantata all’interno della quale le persone che soffrono di disturbi dello spettro autistico possano imparare a cavarsela da soli. Proprio come le due figlie di Coletti, che hanno convinto il padre a guardare alla vita in modo differente, portandolo ad investire (invece che in una Ferrari, fino ad allora tanto sognata) in questo spazio innovativo. Il più innovativo d’Europa.

Gli obiettivi fondamentali del centro sono due in particolare: sostenere le famiglie che sono l’anello più debole della catena ed inserire, appunto, l’autistico in un percorso di vita diverso, “in un mondo – ha detto Coletti – che non è ancora preparato per capire l’autismo”.

Proprio così: il mondo non è preparato ed appare per lo più indifferente al problema. Ma, fortunatamente, non così tanto. Il centro ha infatti potuto contare per la sua nascita su cento soci, una fondazione, 1.500 volontari, quattro cooperative, la generosità dei massimi scienziati di questa patologia. Accanto, naturalmente a Coletti.

In che modo si può fare tutto ciò? Gli ospiti di Casa Sebastiano sono attivi e partecipano assiduamente alla gestione del centro, anche effettuando semplici lavori di casa.

Cinquanta medici, psicologi, fisioterapisti e psichiatri hanno potuto accogliere la scorsa primavera i primi 75 ospiti. Nello stesso spazio è possibile fare riabilitazione, approfittare di accoglienza diurna, residenzialità e formazione di personale specializzato; il tutto a costo zero, per non gravare sulle famiglie, e fino a portare gli ospiti a rientrare attivamente nella vita sociale.

Inoltre a Casa Sebastiano c’è la prima sala multisensoriale interattiva operante in Italia, che semplifica la realtà grazie a colori, suoni, immagini e profumi.

È praticamente un sogno, insomma. Soprattutto considerando che, come ha spiegato il presidente della fondazione, “dopo i 18 anni i ragazzi autistici spariscono. Per l’istruzione e per la sanità, smettono di esistere. Qualcuno finisce nei centri psichiatrici, qualcuno nelle strutture di contenimento, qualcuno viene chiuso in casa. Parliamo di persone che hanno risorse immense, un patrimonio collettivo, non un debito sociale”.

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1 Response

  1. waste ha detto:

    Touⅽhe. Outstɑnding аrgumеnts. Keеp up the good
    wоrk.

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