Pinocchio al tempo dei social: come ti trasformo Collodi in emoji

Se è vero che le emoji utilizzate nella messaggistica e nei social servono ad esprimere emozioni e brevi concetti – esattamente come le parole per certi versi – perché non utilizzarle e trarne un testo letterario vero e proprio?

Questa è la domanda che si è posta la piccola comunità di Twitter che collaborando in modo collettivo per circa nove mesi ha letteralmente tradotto Pinocchio di Collodi nel cosiddetto “emojitaliano”; il progetto ha entusiasmato la casa editrice fiorentina Apice Libri che ha deciso di pubblicarlo includendo un glossario per la comprensione di questa lingua artificiale.

È la prima volta che un progetto di questo tipo riesce a raggiungere l’obiettivo di costruire un linguaggio condiviso, e ancora di più la solidità della carta stampata. Prima di esso i tentativi sono stati ridotti e comprensibili ad una ristretta cerchia di persone, in quanto – a differenza della favola presa in considerazione – non forniscono alcuna chiave di lettura, nessun glossario che renda possibile la comprensione del testo a chiunque desideri farlo.

La creazione del vocabolario e successivamente la traduzione dall’italiano è avvenuta attraverso Twitter, dove le tredici persone (non retribuite) che si occupavano di ciò proponevano eventuali interpretazioni delle parole usate nel testo di Collodi sotto forma di emoji; se mancanti entravano a far parte di un dizionario che è servito poi per la trasposizione della fiaba.

L’idea della versione cartacea è venuta alla docente di lingue Francesca Chiusaroli, dell’Università di Macerata. La linguista ha deciso di “fissare un momento nel tempo”, data la rapidità con cui questo tipo di linguaggio si modifica, e di mantenere la modalità con cui il testo è stato concepito in origine.

È senza dubbio un progetto interessante, che se considerato superficialmente può parere frutto della dipendenza da social e/o messaggistica istantanea.

In realtà, a mio parere, è la dimostrazione che in qualche modo la nostra società evolve e si adatta alle circostanze in cui si trova, creando dal nulla un nuovo linguaggio, partendo semplicemente dalla versione digitale delle pitture rupestri. Forse un giorno questo testo sarà rappresentato da faccine e omini che si muovono, e quel giorno non pare poi così lontano.

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