Tomatoes are displayed at the Australian booth of the so-called Green Week (Gruene Woche) Agriculture and food Fair in Berlin on January 20, 2012. Romania is the fair's guest country. AFP PHOTO / ODD ANDERSEN (Photo credit should read ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Nanomateriali low cost: pomodori ‘fluorescenti’ utilizzati come carburante

Per la gioia immensa dei green addicted e lo sconcerto sicuro dei seguaci del vegan, un team di ricerca dell’Università agraria di Qingdao in Cina ha spiegato l’intero processo per ottenere dai pomodori freschi preziosissime nanoparticelle di carbonio chiamate “carbon dots”; con un diametro inferiore ai 5 nanometri (un nanometro è un miliardesimo di metro, ndr). Queste particelle speciali sono caratterizzate da un’intensa fluorescenza che i ricercatori hanno dimostrato essere utile in diverse applicazioni industriali, come ad esempio nel campo dei biocarburanti e in quello dei coloranti.

I carbon dots sono una nuova classe di nanomateriali a fluorescenza che viene studiata dagli scienziati poiché può sostituire i coloranti organici, ma soprattutto i cosiddetti punti quantici (semiconductor quantum dots), gli “atomi artificiali” con un’infinità di potenziali utilizzi. A noi con cervelletto nella media basti pensare che i “carbon dots” possono essere utilizzati per differenti e ingegnosi utilizzi: produrre luce, immagazzinare energia, nelle cellule fotovoltaiche del futuro e persino come vettori per trasportare farmaci contro il cancro. Un altro impiego possibile è dato dall’unità fondamentale per i computer quantistici.

I carbon dots ottenuti dai pomodori sono una validissima alternativa ai punti quantici “tradizionali” soprattutto perché si producono a basso costo. Per ottenere dai frutti rossi una polvere cristallina con carbon dots di elevata qualità, i ricercatori hanno sviluppato una laboriosa procedura. È infatti necessario fare a pezzi i pomodori, trasformarli in poltiglia con un compattatore in tessuto, immergerli in acqua, cuocerli in un forno a microonde, centrifugarli e infine filtrarli.

Infine, aggiungendo composti organici come etilendiammina (EDA) e urea ai carbon dots, i ricercatori coordinati dal professor Jinping Wang sono riusciti a regolarne la fluorescenza. In alcuni esperimenti condotti con queste nanoparticelle gli scienziati hanno dimostrato l’elevata biocompatibilità con i funghi, che si illuminano quando investiti da un laser, hanno inoltre valutato la reazione con la vanillina, una sostanza alla base dei processi produttivi di alcuni biocarburanti.

Le applicazioni potenziali per i carbon dots ottenuti dai pomodori sono molteplici, ma saranno necessari ulteriori studi di approfondimento. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Nanotechnology.

Questa del professor Wang e del suo team è di certo una ricerca valida e importante che esplora in modo ingegneristico le svariate possibilità della natura, che viene così considerata come risorsa e utile strumento da cui ripartire per riacquistare il rispetto dell’ambiente che tanto abbiamo maltrattato.

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