Ecco perchè Skins mi ha “salvato la vita”

Era molto tempo che volevo scrivere qualcosa riguardo Skins; ma forse per mancanza di risorse, abilità, o una finestra valida da cui esprimermi non ho mai tirato giù qualcosa di sensato e di realmente significativo sulla serie TV che molto probabilmente mi ha salvato la vita.

Cominciai a guardare Skins alla fine del 2013, quando – quattordicenne – non avevo ancora idea di cosa fosse realmente l’amore, lo vedevo in ogni fotogramma di quei 45 minuti a puntata e sognavo di poter provare tutte quelle emozioni un giorno; vedevo Cassie coi suoi disturbi (alimentari e psicologici) e avrei voluto aiutarla in qualche modo, pur sapendo di non potere ovviamente, ma vedere che alla fine verrà “salvata dai suoi demoni” mi dava tranquillità, mi dava speranza in un mondo che vedevo incredibilmente ingiusto e menefreghista.

Oggi – in un periodo molto delicato della mia vita – mi sono trovato a riguardarlo per l’ennesima volta, perché conoscendolo oramai a memoria mi da una sicurezza che “il mondo esterno” non è in grado di darmi. So che Sid e Cassie sono fatti l’uno per l’altra e che prima o poi staranno insieme, so che Tony nonostante dimostri il contrario in svariate occasioni ama Michelle e farà di tutto per poter stare con lei, e tutto ciò fornisce dei pilastri solidi alla mia insicurezza, al mio non sapere che fare della mia vita; per il tempo che dedico a guardarlo io sono lì e in nessun altro posto.

Non sto dicendo che sia una serie perfetta, anzi per molti versi non lo è – anche se questa non è la sede di una recensione su un prodotto con diversi anni sulle spalle – ma è stata capace (soprattutto nelle prime due stagioni) a trasmettermi quel qualcosa di cui avevo bisogno a quindici anni per non sentirmi costantemente solo e inadeguato. Mi rispecchiavo, e succede tutt’ora, in Sid: quello che molta gente definirebbe “uno sfigato”; preso in giro per essere vergine a sedici anni, costantemente perseguitato dalla sfortuna e incapace di avere a che fare con l’altro sesso, pur sforzandosi. Un ragazzo che vive nell’ombra del suo migliore amico Tony, che invece è l’esatto opposto: bravo in tutto e amato da chiunque gli stia intorno; visto come un idolo da Sid, qualcuno a cui aspirare, qualcuno da imitare per essere migliore finché finalmente si farà una personalità propria e vivrà la sua storia d’amore – ogni volta che vedevo quella scena avevo le palpitazioni, avevo persino scaricato quella specifica parte per poterla rivedere quando volevo –.

Insomma si può dire che in un certo senso Skins mi abbia salvato la vita, ha fatto in modo che io sia diventato ciò che sono ora, è stata una delle serie che più ho amato e che mai dimenticherò, una delle prime che ho guardato e riguardato dall’inizio alla fine senza mai stancarmi, buttando pomeriggi interi solo per proseguire con la trama e risollevarmi quando ne avevo bisogno.
Riscoprire Skins dopo diverso tempo dall’ultima volta che lo avevo guardato è stato un po’ come riscoprire i Linkin Park dopo la morte di Chester Bennington: ho approfondito, ho riguardato le scene e per la prima volta l’ho visto in lingua originale, un grazie va a Netflix per avermi dato questa possibilità.
Volete un consiglio? Guardatelo. Alcune parti saranno stupide e senza senso, ma altre ti stringeranno il cuore per poi sciogliertelo subito dopo. È una serie che dal punto di vista emotivo è completa; certo è da ragazzini, ma che c’è di male a tornare 15enni ogni tanto?

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