Il caporalato è acqua passata (di pomodoro)

È talmente grave e grande come problema per il nostro Paese che anche Caparezza ne parla nella sua canzone “Vieni a ballare in Puglia”; talmente spiazzante da prendere alla sprovvista gli italiani in vacanza che ne leggono qualcosa sui giornali, ebbene sì come ogni estate ritorna la piaga del Caporalato.

In vista della preparazione della salsa di pomodoro, nel sud Italia vengono ingaggiati molti lavoratori, sia italiani che stranieri, dietro misero pagamento (tra i 22 e i 30 euro al giorno), per darsi da fare 12 ore se non più, al fine di ottenere un raccolto migliore, sotto al sole in condizioni deprecabili per poi venire anche sottomessi alle angherie di chi gestisce questo sistema e, a fine giornata, dormire in ghetti o baracche fatiscenti.

Fortunatamente nel 2016 qualcuno ha detto basta e ha deciso di impegnarsi per cambiare questo corso e cominciarne uno nuovo. Le menti dietro la salsa “SfruttaZero hanno prima di tutto affittato regolarmente una serie di terreni tra Bari Japigia e Nardò, che sono stati poi coltivati e in cui hanno lavorato solo persone con contratti regolari.

Secondo le stime, raccolti, ordinazioni e lavoratori sono molto probabilmente destinati ad aumentare. La fortuna di questo prodotto probabilmente la si deve anche alla completa onestà con cui viene venduto: sulle etichette, infatti, c’è proprio la faccia di chi ha contribuito a mettere sul mercato quel vasetto di salsa.

Si capisce immediatamente che il consumatore non si trova davanti solo la buona azione di due organizzazioni, che hanno voluto cambiare una situazione che danneggia il made in Italy dal punto di vista etico, ma anche un progetto molto ambizioso, creativo e decisamente vincente se le stime continueranno ad essere così positive.

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