Photo Credit: Getty Images

Il costo di essere donna

Parità dei sessi, equità dei diritti, sono decenni ormai che si lotta, eppure pare che di strada ce ne sia molta da fare, e non  mi riferisco solo alle buste paga alleggerite o ai luoghi comuni – “donna al volante pericolo costante” giusto per dirne uno – ancora molto in voga; perché a ciò si unisce la ridicola, ma alla lunga influente, spesa in più che ogni donna deve affrontare per i beni di consumo.

Non ci credete? Basta fare un giro al supermercato per notare subito che i prodotti indirizzati al pubblico femminile, dei quali esiste l’identico (e mi riferisco a caratteristiche, design, brand, etc.. tutto, eccetto il colore) corrispettivo maschile, costi di più. Rincaro che può arrivare anche all’8/9%, fino a toccare punte del 15% per i prodotti di “bellezza”.

Un’ingiustizia, direte – lo penso anche io – ma tutto perfettamente legale; perché la “pink tax”, seppur di carattere discriminatorio e basata su stereotipi di genere, non è altro che un semplice (e va riconosciuto, abile) trucco di marketing, grazie al quale lo stesso prodotto “in rosa” viene ad essere venduto ad un prezzo differente; questo perché ci viene fatto credere che è stato studiato e pensato per le esigenze del pubblico femminile, dimenticando però che anche i prodotti “maschili” hanno dietro impegno e ricerche.

E  non finisce qui, spostandoci nel settore abbigliamento le cose di certo non migliorano, anzi.. oltre al rincaro sui capi unisex ma venduti nel reparto femminile (es: t-shirt bianca o cappellino da baseball), bisogna vedersela con il problema “taglia plus”, infatti capita spesso che i capi dalla taglia 48/50 in su costino più degli altri della stessa collezione ma di taglie “standard”.

Ma l’apice dell’assurdo lo si tocca quando è la legge stessa ad arrecare “consapevolmente” un disagio alle donne, sui beni di largo consumo viene infatti applicata l’IVA del 22%  mentre per quelli di prima necessità è del 4%; per lo stato italiano (e va detto, anche per altri paesi europei) però gli assorbenti non rientrano tra questi – come se si potesse far a meno di usarli – e quindi vengono sottoposti a tassazione intera.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *