L’Australia verso la sconfitta del cancro della cervice

Ci sono notizie interessantissime che fanno ben sperare sul futuro dell’umanità; una di queste arriva dall’Australia, che, secondo le stime dei ricercatori, se tassi di vaccinazione e screening saranno mantenuti alti, diventerà il primo paese a sconfiggere il cancro della cervice.

Nei prossimi 20 anni, infatti, la malattia potrebbe essere eliminata come problema di salute pubblica a livello nazionale. Un tumore che con molta probabilità, in futuro, potrà essere classificato come “cancro raro”: si prevede infatti che entro il 2022 ci saranno meno di sei casi ogni 100.000 persone. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Public Health Journal e dall’organizzazione benefica Cancer Council New South Wales (NSW).

I differenti programmi di prevenzione nazionali saranno dunque in grado di portare al raggiungimento di questo obiettivo ambizioso. Il cancro alla cervice uterina è causato da alcuni ceppi di HPV, un’infezione trasmessa sessualmente. È il quarto tumore più frequente nelle donne e ha un altissimo tasso di mortalità a livello mondiale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il governo federale australiano dal 2007 aveva iniziato ad offrire il vaccino, attraverso campagne che hanno coinvolto le scuole, alle ragazze di 12-13 anni e, pochi anni dopo, aveva esteso il programma di vaccinazione anche ai ragazzi. Nel 2016 il 78,6% delle ragazze di 15 anni e poco meno del 73% dei ragazzi della stessa età erano stati vaccinati. Come risultato, si è verificato un abbassamento esponenziale del tumore: nel decennio che va dal 2005 e 2015, il tasso di HPV tra le donne di 18-24 anni è passato dal 22,7% all’1,1%. Entro il 2035 sono previsti solo 4 casi ogni 1000.000 persone.

Attualmente il tasso annuale di cancro al collo dell’utero in Australia, è di sette casi ogni 100.000 persone, circa la metà rispetto alla media globale. Lo studio dei ricercatori, ha previsto che i casi annuali in Australia scenderebbero a quattro su 100.000 entro il 2035, una potenziale soglia di eliminazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha ancora stabilito un valore sulla cui base si può dire che il cancro diventa talmente raro da poter essere eliminato, ma “indipendentemente da quale sia la soglia [di eliminazione], è probabile che l’Australia, grazie ai nostri efficaci programmi di prevenzione, sarebbe il primo paese a raggiungerla dato il nostro basso tasso di cancro alla cervice uterina”, ha detto il dott. Megan Smith, ricercatore del Cancer Council NSW.

Inoltre, l’anno scorso l’Australia ha sostituito i suoi screening di routine per il cancro – un pap test – con test di screening HPV più sensibili. I ricercatori hanno stimato che il passaggio al nuovo test, condotto solo ogni cinque anni, ridurrà i tassi di cancro almeno del 20%. Ci sono più di 100 tipi di HPV e, nel corso della loro vita, molte donne contraggono il virus senza alcun effetto negativo. Quasi sempre, infatti, non ci sono sintomi e l’infezione si risolve da sola, ma in alcuni casi purtroppo l’infezione persistente può portare a una malattia della cervice uterina. Alcuni tipi di HPV sono ad alto rischio perché legati allo sviluppo di alcuni tumori; altri tipi di HPV, invece, possono portare a condilomi genitali. Quasi tutti i tumori del collo dell’utero (99,7%) sono causati dall’infezione da un HPV ad alto rischio: dei 12 ceppi classificati ad alto rischio, due (HPV 16 e 18) si sono rivelati i principali responsabili dell’evoluzione tumorale dell’infezione.

Questa previsione evidenzia e dimostra l’importanza di una buona prevenzione mirata e come questa possa realmente ridurre il rischio di contrarre il tumore. La ricerca in definitiva fa ben sperare e il “modello preventivo Australiano” potrebbe essere riconosciuto dalla OMS e, ci auguriamo, che possa essere attuato a livello mondiale.

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